La colonizzazione dell'India

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La colonizzazione dell'India

Messaggio Da Sinphony il Ven Lug 18, 2008 1:44 pm

Questo l'ho scritto io!! non spacciatelo per vostro!!! arrabbiato

Spoiler:
La colonizzazione dell’India non fu immediata, ma si protese nel tempo: nel 1526 Babur, un discendente di Gengis Khan, estese il suo dominio fino ad arrivare in India e divenne il fondatore dell’Impero Moghul.
Ma dopo il 1707, alla morte di Aurangzeb, salito al trono dopo la morte di Akbar, l’Impero Moghul cadde in una forte crisi politica e sociale creando un immenso caos generale, pertanto, indusse l’India a frammentarsi in una miriade di piccoli stati.

I Governi europei approfittarono di questa crisi irreversibile dell’Impero Moghul per aumentare i loro commerci in India.

Al dominio dei portoghesi e poi degli olandesi era subentrato quello dei francesi, ma nel 1757 la vincita dell’Inghilterra sulla Francia assicurò agli inglesi il controllo del Bengala e del Deccan; con la compagnia britannica delle Indie Orientali, compagnia commerciale fondata nel 1599 dagli inglesi ma non riconosciuta ufficialmente dominò l’India fino alla sua ufficializzazione.

La compagnia delle Indie Orientali cominciò l’ascesa del dominio britannico ed ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo economico e politico dello stato britannico e nella storia dell'India per più di duecento anni

Ben presto le acquisizione degli inglesi aumentarono, le popolazioni indiane cercarono di fare resistenza ma fu tutto inutile perché l’Inghilterra era militarmente più troppo potente.

Nel 1858 fu l’anno del termine dell'amministrazione della Compagnia delle Inde Orientali e il passaggio dei possedimenti indiani sotto il diretto controllo della Corona britannica; nello stesso anno le autorità giudiziarie della Compagnia arrestarono Bahadur Shah II e lo condannarono all'ergastolo, mettendo fine alla dinastia Moghul.

I combattimenti e le conquiste continuarono fino al 1859, quando l’Inghilterra ebbe fermato tutti i principali centri dell'insurrezione indiana.

Sotto i governatori britannici l'amministrazione dell'India fu riorganizzata. Furono attuate alcune importanti riforme in materia fiscale, giudiziaria, educativa e sociale; il sistema di opere pubbliche fu enormemente esteso. Il governo britannico ereditò tuttavia, dalla precedente amministrazione, l'insofferenza nei confronti del dominio coloniale e un crescente sentimento nazionalistico; a questi si aggiunse una serie di terribili carestie.

Nel 1876 il governo britannico, avallando la proposta del primo ministro Benjamin Disraeli, proclamò la regina Vittoria imperatrice dell'India e a governare questo enorme territorio fu inviato un alto funzionario, che ebbe il titolo di viceré.

Il dominio inglese sull'India ebbe due fasi:

duro sfruttamento, esempio, la fiorente manifattura indiana che produceva tessuti di cotone venne completamente rovinata dalla concorrenza di quella inglese, la quale faceva coltivare il cotone in India, poi lo importava facendolo trasportare in Inghilterra per farlo lavorare con tecniche più avanzate: così i prodotti britannici avevano un costo molto inferiore di quelli indiani, e talvolta addirittura gli Indiani compravano indumenti e tessuti che erano stati prodotti con lo stesso cotone coltivato in India;

l'agricoltura devastata: perché l'India, era un enorme insieme di villaggi autosufficienti,e ciascun villaggio produceva il necessario richiesto dai suoi abitanti, e i campi erano proprietà di tutti: questa "tradizione" era durata centinaia di anni. Con l'arrivo degli inglesi si diffuse la grande proprietà latifondistica e i proprietari terrieri si resero conto che era molto più conveniente esportare i prodotti, cosa che fino ad allora non era mai stata svolta.


Tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900, l'India fu attraversata da un crescente fermento sociale e politico, pertanto l'Inghilterra modificò il proprio modo di governare l'India, impegnandosi anche a modernizzare la sua economia e a creare una classe media di funzionari indiani istruiti e ben addestrati che collaborassero nell'amministrazione del paese.

L'élite intellettuale indiana, in parte formatasi in Inghilterra, introdusse nel paese alcuni aspetti del pensiero europeo e di conseguenza il nazionalismo indiano cominciò a rappresentare una seria minaccia per i britannici. Nei decenni seguiti sorgono sempre più in aumento diverse associazioni anticolonialiste e nazionaliste, tra cui la più influente era il Congresso nazionale indiano, fondato nel 1885.

Dopo la prima guerra mondiale la lotta politica si intensificò. In risposta alla ripresa dell'attivismo nazionalista, il Parlamento britannico approvò le leggi Rowlatt che sospesero i diritti civili e introdussero la legge marziale nelle zone dove si erano verificati tumulti e rivolte, provocando un'ulteriore ondata di violenza e disordini.

In quest'epoca di agitazioni Mohandas Karamchand Gandhi, un riformatore sociale e religioso di fede induista, conosciuto tra i suoi seguaci con il nome di Mahatma (in sanscrito "grande anima"), invitò il popolo indiano a rispondere alla repressione britannica con la resistenza passiva (Satyagraha).

M. Gandhi aveva cercato di far capire agli indiani che bisognava salvaguardare l'unità di tutto il paese; ma questo fece nascere delle grandi diffidenze tra musulmani e indù, e in seguito anche delle vere e proprie inimicizie tra questi ultimi.

Il 13 aprile 1919 nella città di Amritsar ci fu un terribile massacro (Massacro di Amritsar) di sostenitori dell'indipendenza indiana compiuto da soldati dell'impero britannico, in seguito il governatore del Punjab (responsabile del massacro) fu condannato e rimosso dall'incarico (1920), ma l'accaduto segnò la definitiva frattura tra autorità coloniali e opinione pubblica indiana, da allora sempre più propensa a seguire la via all'indipendenza prospettata da Mohandas Gandhi.

L'ondata di nazionalismo, che aveva ricevuto un notevole impulso dopo il primo arresto di Gandhi, raggiunse uno stadio critico nella primavera del 1930. Il 12 marzo, in seguito al rifiuto britannico di concedere all'India lo status di dominion (colonia con diritto di autogoverno), Gandhi annunciò che si sarebbe messo alla testa di una violazione di massa del monopolio governativo del sale. Questa fu compiuta, dopo una lunga marcia, presso il golfo di Khambhat, dove l'acqua del mare venne fatta bollire per ricavarne il sale. In tutta l'India vennero compiute azioni analoghe con un'efficacia e un impatto simbolico molto profondi. All'arresto di Gandhi seguirono manifestazioni e tumulti a Kolkata, a Delhi e in altre città, per far fronte ai quali il governo ricorse ad arresti di massa; prima di novembre vennero incarcerati circa 27.000 nazionalisti indiani.

Nel marzo del 1931 il governo britannico concordò una tregua con Gandhi, rilasciato alcuni mesi prima insieme ad altri prigionieri politici, tra cui Jawaharlal Nehru, segretario del Congresso nazionale indiano e suo più stretto compagno di lotta.

Nel 1935, il Parlamento britannico approvò il Government of India Act (Legge sul governo dell'India), che istituiva organi legislativi autonomi nelle province dell'India britannica e prevedeva la protezione della minoranza musulmana. La legge istituiva inoltre un'assemblea legislativa nazionale bicamerale e un organo esecutivo dipendente dal governo britannico. Seguendo l'orientamento di Gandhi, il popolo indiano approvò queste misure, che entrarono in vigore il 1° aprile 1937; ciononostante, molti membri del Congresso nazionale indiano continuarono a richiedere la completa indipendenza del paese.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale il viceré dell'India, Victor Hope, dichiarò guerra alla Germania in nome dell'India, diede nuovo impulso alle richieste di autonomia.

Il movimento di disobbedienza civile riprese nell'agosto del 1942. Gandhi, Nehru e migliaia di sostenitori furono arrestati e il Congresso nazionale indiano fu dichiarato illegale.

Nel 1946 vengono avviati dei negoziati dal governo britannico, nel tentativo di raggiungere un accordo con i leader indiani, ma il tentativo falì.

Alla fine del 1946 la situazione politica dell'India era al limite dell'anarchia.

Nel 1947, in una situazione prossima alla guerra civile tra induisti e musulmani, il primo ministro britannico annunciò il ritiro del suo paese dall'India. Il viceré Louis Mountbatten suggerì al governo britannico l'immediata suddivisione dell'India come unico mezzo per evitare la catastrofe. Un disegno di legge che adottava la proposta di Mountbatten fu presentato al Parlamento britannico il 4 luglio, ottenendo la rapida e unanime approvazione di entrambe le Camere.

In base a quanto previsto dall'Indian Independence Act (Legge per l'indipendenza indiana), entrato in vigore il 15 agosto 1947, l'Unione Indiana e il Pakistan furono istituiti come stati indipendenti all'interno del Commonwealth, con il diritto di recedere da esso. Il governo indiano scelse di rimanerne membro. I nuovi stati furono creati sulla base di criteri religiosi, assegnando all'India i territori abitati in prevalenza da induisti e al Pakistan le aree a maggioranza musulmana.

Dopo il passaggio di poteri, l'assemblea costituente indiana conferì il potere esecutivo a un consiglio di ministri, con Nehru primo ministro; Mountbatten divenne governatore generale del nuovo paese. La fine del dominio inglese fu accolta con entusiasmo dagli indiani di ogni confessione religiosa e tendenza politica.

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